2014-2015

Attraverso La Via Silente

Ho nella borsa sinistra l’armadio: tre t-shirt, due pantaloni, un asciugamano, 3 mutande, un reggiseno sportivo, una felpa, scarpe da ginnastica e infradito, un cappello e un k-way. Nella borsa destra il bagno: spazzolino, dentifricio, deodorante, silk epil, pinzetta, forbicine, crema idratante, spazzola, shampoo e sapone; e un cassetto multiuso: album da disegno, astuccio, lacca, caricabatterie e tablet. Sul portapacchi della bici ho la camera da letto: sacco a pelo e materassino. Sulla camera da letto ho lo spazio per stendere il bucato: una corda e due mollette. La borsa da manubrio è la mia borsa con cellulare, labello, fazzoletti, occhiali da sole, carta d’identità e soldi.

La verità è che non so bene cosa sto facendo, mi ci sono immersa in questa avventura, io esile sedentaria e schifiltosa mi sono lasciata travolgere dall’entusiasmo che mi provoca ogni nuova idea che attraversa me o chi mi è vicino. Questa idea mi ha attraversato e si è sedimentata.

Sono in viaggio da poco più di una settimana, stanotte ho dormito lungo le rive del fiume Calore, nella tenda che ci portiamo dietro come se fossimo due lumachine. La notte è stata piena di rumori, l’acqua, il vento tra le foglie e animali che non abbiamo osato disturbare ci hanno tenuto sveglie, abbiamo preso sonno all’alba, coltellino in mano e gambe stanche. Il risveglio è la cosa più bella che ci sia, apriamo la porta della nostra casa, una cerniera, e ci affacciamo per respirare l’aria fresca del mattino. Facciamo il bucato al fiume, chiudiamo la nostra tenda e ci guardiamo intorno alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti. Ci aspetta un’escursione tra le Gole del fiume che dalla località Remolino ci porterà fino al ponte naturale di Petratetta. Abbiamo bisogno di energia ma di arrivare in paese non se ne parla, e allora ecco che quella fatalità che ci accompagna fin dal primo giorno accorre in nostro aiuto anche adesso. Sentiamo la sua voce squillante avvicinarsi a noi, una donna bella, occhi color del cielo, viso tondo e grazioso che mi vien voglia di abbracciarla. Lei e le sue oche che però chiama paperelle

«Paperelle venite, venite al fiume!» Si butta in quel Calore che di caldo non ha nulla, l’acqua gelida che poco prima ci aveva indolenzito le mani non spaventa Rosi, poi all’improvviso si gira, ci guarda «Se sapevo che c’eravate vi avrei portato il caffè», come se fossimo amiche. 
«Signora grazie, sarebbe stato gentilissimo da parte sua»
«Prendete tutto e seguitemi»
Non riusciamo a starle dietro con le nostre bici pesanti, lei e le paperelle puntano dritte verso casa, Rosi ci travolge con la sua energia e la sua storia. E così possiamo usare il bagno, primo bisogno in assoluto di chi vive come noi, Rosi ci prepara la colazione, deliziose omelette ipercaloriche di un giallo così intenso che sembra uscito da un tubetto della Maimeri e inizia a raccontare una storia di sacrificio ed emigrazione, come ce ne sono tante, ma nessuna è come le altre.

tratto da “Attraverso La Via Silente  Carnet de voyage”
Tesi di laurea Corso di 2°livello in Mosaico – Accademia di Belle Arti di Ravenna. Relatore prof. Michele Tosi